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29/08/2015

Immobili e propaganda

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Anche questa estate, la casa ha svolto un ruolo da protagonista attirando a sé gli interessi di gran parte degli italiani. La proprietà immobiliare si conferma, con ciò che sta accadendo, il principale e più concreto nonché più solvibile strumento di finanziamento da parte dello Stato e, inoltre, anche il miglior mezzo di propaganda politica nelle mani di chi ci governa.

Gli annunci relativi alla eliminazione della tassa sulla prima casa vedono gli albori con le promesse del governo Berlusconi ed ancora oggi, con le attuali forze di governo, continuano a focalizzare il vivo interesse dei media. Sarebbe giusto e corretto dare la possibilità, a chi tanto ha faticato per acquistare una prima abitazione, di essere esente dal pagamento di una tassa che di fatto rende lo Stato un socio passivo, ma che si trasforma in attivo solo per prelevare, senza contribuire ad alcuna spesa. Infatti, così come funziona in ogni società, i soci contribuiscono secondo le quote di partecipazione alle spese da effettuare e ne dividono gli utili in quote proporzionali; la casa come utile offre solo il godimento del bene stesso, ma le spese per il mantenimento sono innumerevoli: utenze, tassa sui rifiuti, spese condominiali, manutenzione ordinaria e straordinaria, eventuali assicurazioni. Mi sembra quindi logico aggiungere alle stesse una tassa punitiva nei confronti di chi ha acquistato!

Sarà mai realizzabile la definitiva eliminazione di tale ingiusto tributo? Il capo del governo ha annunciato con veemenza di volerlo fare, ma da quanto si apprende dai canali mediatici, l’Europa sembrerebbe essere contraria. Dimenticavo un particolare importante, non è solo lo Stato ad essere nostro socio, ma tutta l’Europa, quindi la faccenda si complica.

Ed allora, riusciranno i nostri concittadini a comprare una casa e a poterla dare in eredità ai propri figli senza lasciare debiti e oneri?

Di seguito qualche dato numerico, al fine di rendere maggiormente chiaro l’impatto negli anni della tassazione relativa all’abitazione principale: l’IMU, introdotta nel 2012 dal governo Monti, ha fruttato allo stato 4 miliardi di Euro; dopo la sospensione dell’IMU nel 2013 (tranne che sulle abitazioni di lusso), con le nuove aliquote previste per la TASI, nel 2014 ci si è assestati a 3,8 miliardi mentre quest’anno si prevede un raddoppio ossia ben 6,8 miliardi di Euro.

Pur consapevole della esigenza per tutti i paese aderenti all’Unione Europea di mantenere entro il 3% il rapporto deficit/Pil, voglio augurarmi che in seguito si riusciranno a individuare nuove forme di introito che salveranno definitivamente il “bene casa” da un accanimento fiscale che di fatto contribuisce fortemente alla contrazione del mercato.

Amministratore Delegato Borsa Immobiliare di Napoli 

Clemente Del Gaudio

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