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31/08/2015

Dalle nuove imprese i segnali della ripartenza economica

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L’istantanea scattata a luglio dalla Camera di Commercio di Napoli in occasione dell’annuale “Giornata dell’Economia” ci restituisce un’immagine immediata, e con un tratto marcato e identificabile con precisione, dello stato di salute del sistema imprenditoriale locale. Si tratta della vivacità imprenditoriale, ovvero del saldo positivo tra nuove imprese iscritte al Registro e cancellate di ben 5950 unità con un record, addirittura italiano, del tasso di crescita nell’ultimo anno: parliamo di percentuali, comunque piccole dell’1,06 per cento, a fronte del dato nazionale, però, dello 0,53, e del Mezzogiorno pari a 0,62. Partendo da questo indicatore “benaugurante”, quindi, abbiamo voluto fare uno zoom sui segnali della ripresa. Su quei segnali intercettati non solo dai numeri, ma soprattutto dal sentiment delle imprese, “sondaggiate” dall’Osservatorio regionale di Unioncamere Campania in collaborazione con l’istituto “Guglielmo Tagliacarne”. Ebbene, dopo un primo trimestre di buio (l’inizio anno è stato ancora una volta tutto negativo, con la coda di un 2014 veramente da “ultimi giorni di Pompei” per tutti i comparti, tranne l’export agroalimentare) anche dal comparto manufatturiero - che ha fatto registrare le peggiori performance per produzione industriale, fatturato e ordini -  arrivano segnali confortanti per la seconda metà del 2015. I nostri dati ci permettono di confermare che le realtà imprenditoriali più piccole fatichino maggiormente a cogliere i segnali di ripresa. Un dato particolare da sottolineare, è la tendenza positiva nel comparto dei servizi  e in particolare del turismo .Certo sono da tener in evidenza anche altri asset (abbondantemente presenti sul territorio regionale) che possono consentire un ulteriore irrobustimento dei processi di ripartenza economica. Un punto di riferimento certo è il comparto delle costruzioni e quello immobiliare. Quest’ultimo, vera e propria cartina di tornasole per intercettare i veri segnali di ripresa e di uscita dal tunnel della recessione. Altro asset è sicuramente il mare, dove a Napoli si registra una percentuale di ricchezza prodotta rispetto al Pil locali ben al di sopra della media nazionale (5,8 per la nostra città contro una media del 3 per cento in Italia). Sono questi i segnali da cui ripartire? Sicuramente ce ne sono altri (pensiamo alle attività manufatturiere artigiane, alle imprese dell’innovazione e alle start up trasversali così fortemente “attenzionate” dall’ente camerale partenopeo e dal sistema camerale campano) e tutti da tenere sott’occhio per orientare le politiche di promozione e di sostegno alle attività imprenditoriali. Sono segnali che inducono ottimismo, ma anche molta cautela. C’è bisogno del sostegno di tutti. Dalle banche che devono accompagnare la crescita investendo sulle imprese, fino alle istituzioni territoriali e all’ente regionale in primis. Come sistema camerale siamo in prima linea. Lo abbiamo fatto in questi anni terribili di crisi e lo continueremo a fare, nonostante i tagli imposti ai bilanci. Lo faremo sostenendo le ragioni di tutto il tessuto imprenditoriale e le ragioni di chi lavora e produce nelle imprese, piccole, medio piccole e anche grandi. Potenziando e riempendo di contenuti concreti la funzione di snodo e di sintesi dell’ente camerale partenopeo e del coordinamento campano delle Camere di Commercio provinciali.

Presidente della Camera di Commercio di Napoli 

Maurizio Maddaloni 

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