20/10/2014

Taglio del diritto camerale danno per il sistema delle imprese

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E’ partita ufficialmente la riforma delle Camere di commercio italiane che porterà al dimezzamento del loro numero. Il comitato esecutivo di Unioncamere ha varato l’operazione riordino prendendo atto delle prime indicazioni maturate a livello regionale. Si tratta di un’operazione di accorpamento delle strutture camerali che tendono a creare realtà locali con un bacino pari ad almeno 80mila imprese e che coniuga sostenibilità economica e valorizzazione dei territori. Anche la Campania ha fatto la propria parte. Nella nostra regione gli enti camerali passeranno da 5 a 4, con Avellino e Benevento destinate ad unificarsi. Non si tratta, naturalmente, di una semplice unificazione. Quando questa operazione, su scala nazionale, giungerà a regime, il sistema camerale realizzare importanti economie, almeno pari a quelle previste nel decreto sulla Pubblica amministrazione approvato dal Governo, grazie anche all’adozione di costi standard e alla razionalizzazione delle società del sistema.

Nei giorni caldi di giugno, alla vigilia del decreto di riforma e delle notizie sui tagli dei diritti camerali, l’intero sistema camerale ha immediatamente reagito accelerando il processo di accorpamento, puntando innanzitutto alla salvaguardia delle specificità territoriali del nostro sistema produttivo. Il nostro obiettivo, come ampiamente sottolineato in tutte le occasioni di confronto pubblico che hanno preceduto l’approvazione della riforma, è orientare la nostra azione lungo la strada della spending review, ma è soprattutto l’ottimizzazione delle azioni di supporto alle imprese. Con il taglio dei diritti camerali (anche se la soluzione adottata dal Governo è graduale, dopo le minacce di azzeramento o di dimezzamento immediato) sono a rischio molti dei servizi che le Camere di commercio rendono a imprese e territori. Così si depotenzia lo sforzo di semplificazione che le Camere di commercio hanno da anni avviato con risultati eccezionali e si indebolisce la capacità di vigilanza sulla sicurezza dei prodotti, si abbatte la capacità di agevolare l’accesso al credito alle imprese e viene messo in discussione il contributo delle Camere di commercio per le istituzioni culturali più importanti del Paese si pensi, ad esempio, all’impegno dell’ente camerale partenopeo nei confronti della Fondazione Teatro di San Carlo.

E ancora: tutte le principali fiere indispensabili per gli affari di interi settori produttivi vivono grazie anche o soprattutto grazie al contributo delle Camere di commercio.

Gli enti camerali, quindi, sono pronti a fare la loro parte di risparmi e razionalizzazioni a favore delle imprese che, con queste misure, risparmiano pochissimo sul diritto annuale ma subiscono un sicuro aggravio di costi ed un duro colpo alle speranze di cogliere la ripresa. I servizi alle imprese effettuati in particolare negli anni della crisi economica sono stati fondamentali e lo dimostrano le migliaia di testimonianze di aziende che sono riuscite a superare momenti critici proprio grazie al supporto e alle iniziative delle Camere. Così l’unico obiettivo che si centra è mettere a rischio un sistema che, pur migliorabile, ha finora funzionato nella maggior parte delle realtà e di cui il Paese non può fare a meno. Il taglio del diritto mette a rischio posti di lavoro Nessun organismo pubblico ha mai subito un taglio di tali dimensioni in un sol colpo.

Maurizio Maddaloni
presidente della Camera di Commercio di Napoli

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