I napoletani chiedono immobili di qualità: il mercato si muove in linea con l’Italia

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31/10/2017

I napoletani chiedono immobili di qualità: il mercato si muove in linea con l’Italia

di Giovanni Adelfi Amministratore Unico Borsa Immobiliare Napoli

I nuovi dati, che emergono dal Listino Ufficiale dei valori del mercato immobiliare di Napoli e Provincia relativo al I semestre 2017, pubblicato di recente dalla Borsa Immobiliare di Napoli, confermano i segnali positivi provenienti dal mercato a livello nazionale: le compravendite aumentano e i prezzi stanno ormai volgendo verso la stabilità.

Nella città di Napoli, la domanda è in aumento soprattutto delle tipologie di qualità per posizionamento e stato di conservazione, i tempi di vendita sono in diminuzione rispetto ad un anno fa ed attualmente in città sono di circa 141 giorni e di circa 162 gg nei comuni dell’hinterland. I volumi di compravendita sono in aumento + 9,5% rispetto I semestre 2016. Le quotazioni immobiliari presentano ormai ribassi decisamente contenuti: -1,5% per i valori delle compravendite residenziali, nessuna variazione per le locazioni residenziali, -0,6% per le compravendite dei box e -0,1% per le locazioni, -0,5% nelle compravendite e locazioni commerciali. Si tratta della contrazione più contenuta finora registrata e che ci spinge a credere che la stabilità sia prossima e la ripresa di valori sia vicina.

L’andamento generale dell’economia e dell’occupazione nonché il comportamento degli istituti di credito, che incidono decisamente sulla fiducia dei potenziali acquirenti, potranno contribuire o meno a confermare questo scenario del mercato.

La convinzione che, il riavvio della crescita dell'economia debba essere favorito soprattutto dalla politica fiscale e non limitarsi a garantire il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, esiste presso ampi strati dell'opinione pubblica del nostro paese.

E’ nota la stretta correlazione che esiste fra l'andamento del mercato immobiliare e quello dell'intera economia italiana, in termini di investimenti e di occupazione, quindi anche di produzione di maggior gettito fiscale, in ragione della vasta gamma di attività che collegano l'immobiliare a quelle svolta in altri comparti: in ambito professionale (notai, avvocati, tecnici, amministratori di condominio) e in ambito imprenditoriale (mobili ed elettrodomestici, materiali e semilavorati, infissi, impianti tecnologici, credito e assicurazioni, agenti di affari in intermediazione ed altro) che producono beni e servizi per tale settore. Non a caso, una fra le principali azioni del governo per il rilancio dell’immobiliare prevede il recupero e la riqualificazione del patrimonio esistente attraverso le misure per la riduzione del consumo energetico, ripristino di fabbricati abbandonati o obsoleti, che può anche costituire un importante occasione di contrasto all’illegalità e di miglioramento della sicurezza, sia dei quartieri che della vita all'interno degli immobili, in relazione ai rischi sismici e dissesti idrogeologici, di riduzione dell'emergenza abitativa, di immissione sul mercato di alloggi da offrire a categorie meno abbienti, migliorando la mobilità dei lavoratori sul territorio nazionale.

Del resto spingere ad investire sulla ristrutturazione della casa, vuol dire anche aumentare il valore dell’investimento.  Da una recente indagine del Cresme, su un campione di 500.000 proposte di vendita in Italia, si riscontra che il prezzo di un appartamento ristrutturato è superiore del 29% rispetto ad un immobile non riqualificato. Una casa ristrutturata accresce il proprio valore fino al 19%, il 12% al netto delle spese di ristrutturazione, e può fruttare un canone di locazione più alto del 22%.

I segnali di ripresa del mercato immobiliare, gli incentivi alla riqualificazione del patrimonio immobiliare e al risparmio energetico, una politica fiscale attuata rispettando il vincolo di coerenza fra le varie norme e indirizzata alla crescita irrinunciabile e non più rinviabile sembrerebbero tangibili, speriamo divengano al più presto l’unica realtà, visto che sono la condizione per la permanenza del nostro paese fra le economie avanzate.

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